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Il Sud: cause dei suoi problemi e prospettive per
uscirne, sceliendo tra volontà di potenza e mendicanza
E' stato pubblicato il rapporto sul
Mezzogiorno che documenta quanta e quale sia ancora la migrazione
interna, come resti indietro il Sud rispetto al Centronord. A nulla
servono i rapporti se non si parte dalle cause.
Il
ritardo del Sud non si deve soltanto ai fattori climatici o a quelli
socioculturali determinatisi nei vicereami spagnoli. Malgrado questi,
Napoli e il Regno delle Due Sicilie erano all'avanguardia anche
nell'industrializzazione e nelle ferrovie quando, dal 1861, il
saccheggio piemontese, con tanto di genocidio di accompagno, si
trasformò in rapina e in smantellamento sistematico delle ricchezze
produttive.
Il
tradimento dello spirito risorgimentale perpetrato dai Savoia non fu
l'unica causa di quello stupro continuativo; un ruolo importante lo
giocarono la diplomazia e le centrali d'influenza inglesi che vollero
tenere fuori Napoli dal Mediterraneo in cui i britannici volevano
scorazzare indisturbati.
Dopo la
Grande Guerra fu Mussolini a porre riparo alle atrocità, non solo
favorendo lo spirito nazionale, la modernizzazione del Sud e la
riduzione a ritmo serrato delle sperequazioni regionali, ma
rilanciando l'Italia nel Mediterraneo restituendo così al Sud il suo
ruolo geopolitico, commerciale ed economico. E per questo gli Inglesi
ci fecero la guerra, a partire dal 1934.
La
“Liberazione” segnò la rovina del Sud condannato al degrado, a nuovi
esodi di massa e calmierato, come i paesi africani, tramite
finanziamenti (la famigerata “Cassa del Mezzoggiorno”) che andavano ad
arricchire di tangenti ras ben felici di mantenere la propria gente in
ginocchio perché era più facile dominarla. Qui entrano in ballo le
colpe del Sud che, esattamente come i paesi africani, ha anche
maturato una cultura del lamento e del vittimismo. Giustificata, sì,
ma inaccettabile per chi intenda reagire.
A
spazzare via ogni prospettiva per il Meridione ci pensò infine la
“strategia della tensione” voluta e gestita da inglesi ed israeliani
per toglierci definitivamente fuori da quello che era stato il Mare
Nostrum.
Oggi le
modifiche degli scenari politici, economici ed energetici offrono al
Sud pallide prospettive per un'inversione di rotta. Ma serve un cambio
di mentalità e, probabilmente, è d'uopo un freno ai finanziamenti a
perdere che non fanno che favorire la passività caratteriale.
E
l'Inghilterra intanto, già solo in vista dell'ipotesi, è sul piede di
guerra; e si fa forte di diversi “meridionalisti” che anziché spronare
il Sud e l'Italia intera ad un recupero della dimensione mediterranea
si aggrappano lamentosi alle elemosine statali e al clientelismo. |